Rita Cuccuru, Sogno Mondiale.
"Buongiorno Cuccuru". "Buongiorno Sannelli".
Così inizia la giornata Rita Cuccuru: sentendosi con il suo allenatore Federico Sannelli per programmare i test e gli allenamenti a cui sottoporsi, con in testa il prossimo traguardo da tagliare.
Un rapporto importante tra i due che prosegue da 4 anni. A detta di Sannelli, lei "è stata l'inizio di tutto", di tutto quello che adesso è OTB e delle 7 medaglie conquistate a Rio. La Cuccuru è stata infatti la prima atleta seguita da OTB che ne ha curato il delicato passaggio dall'handbike al Triathlon. Da lì in poi "siamo cresciuti insieme, io come tecnico e lei come atleta" prosegue Sannelli.
Rita si affaccia al mondo del triathlon con grandi incertezze e senza saper nemmeno nuotare: in vasca non arrivava a fare 10 metri. Ma ricorda quei momenti con grande divertimento e grande soddisfazione per i progressi fatti in questi 4 anni. E il Dvd delle riprese di quelle prime bracciate in vasca lo tiene in bella vista sullo scaffale di casa sua: perché bisogna sapere da dove si parte per arrivare lontano.
Rita Cuccuru lo sa bene da dove arriva e ne è orgogliosa: La Sardegna è la sua amata terra e lo sport è il suo riparo dalla tempesta.
Nel 1995 infatti, mentre nella radio passa "High and Dry" nuovo singolo dei Radiohead, un incidente stradale le porta via la facoltà di camminare, ma non la voglia di correre. Spronata da sua sorella Giovanna, Rita si avvicina all'handbike ritrovando quella spinta vitale che le mancava.
Questa spinta con il supporto del coach Sannelli la motiva a lavorare, a sudare e a piangere per dei nuovi e più grandi obbiettivi. E i risultati non tardano ad arrivare:
Si qualifica Campionessa Italiana di ParaTriathlon nel 2014 e nel 2015. Nel 2014 vince il mondiale di Duathlon a Pontevedra, città spagnola famosa come la "città senza automobili" per essere stata pedonalizzata quasi interamente, un occhiolino del destino ad una persona che deve la sua disabilità ad un incidente automobilistico.
Il 2015 è l'anno che segna il suo ingresso nel Team Equa, coach Sannelli invero lavorava già da diversi mesi in Equa e il presidente Ercole Spada, da buon sardo, voleva fortemente Rita con sé e così l'abbraccio con il team è stato una normale conseguenza.
Ma il 2015 è anche l'anno che racchiude la più scottante delusione sportiva e la più gratificante soddisfazione della sua carriera. Un momento di buio e un momento di luce:
Il momento più buio arriva a Chicago, in occasione del campionato del mondo, dove non riesce a raggiungere la medaglia che invece l'anno prima aveva fatto sua, con un terzo posto ad Edmonton. La fredda oscurità della sconfitta si fa sentire.
Il momento di luce invece accade nella città natale del protagonista del celebre romanzo di Mary Shelley "Frankenstein, o il moderno Prometeo", titano greco noto secondo la leggenda, per aver rubato il fuoco degli dei donandolo agli uomini. La luce di quel fuoco irradia anche Rita: A Ginevra infatti diventa Campionessa Europea di Paratriathlon a seguito di una gara perfetta. Un successo prestigioso che è stato la chiusura di un percorso importante.
Il 2016 per Rita è stato un anno di transizione che ha segnato il ritorno dal triathlon all'Handbike: stagione in cui peraltro è stata la seconda migliore in Italia, dietro alla campionessa del mondo Francesca Porcellato.
La prossima sarà una stagione importante, orientata verso un unico obbiettivo: Il mondiale in South Africa che si svolgerà alla fine di Agosto.
Si selezioneranno alcune competizioni internazionali e gare di coppa del mondo puntando ad una convocazione nella nazionale italiana, con in mente un grande sogno. Quella gara in South Africa.
Gara prima della quale seguirà il solito rituale: si scriverà sul braccio il nome del suo angelo custode, Mamma Emilia, nome che ora è impresso in bianche lettere anche sulla sua Handbike (vedi foto sotto). Gara in cui pedalata dopo pedalata cercherà di portare l'Italia e la sua Sardegna sul gradino più alto del mondiale.
Al suo fianco Federico Sannelli, pronto ad aiutarla a realizzare quel Sogno:
"Buongiorno Cuccuru" non smettere di sognare, perché "quando sogna, l'uomo è un gigante che divora le stelle."
R.M.
Si parla di Calcio. Storie di vite ad inseguire un pallone, in cerca di gloria, di soldi, di fama, di rivincita o semplicemente perché è l'unica cosa che si sa fare. Perché dietro ad un campione c'è sempre un uomo, e quell'uomo è l'essenza stessa del campione.
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sabato 26 novembre 2016
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mercoledì 5 ottobre 2016
LA RIVINCITA DI ACK
Le storie degli atleti paralimpici hanno un filo comune, sono storie di persone che hanno trovato dentro di sé tutta la forza che possediamo in quanto esseri viventi perché "chi non ha affrontato le avversità non conosce la propria forza". La storia di Giovanni Achenza non fa eccezione. Una storia di forza, sacrificio, dolore ma soprattutto una storia di rivincita. Giovanni Achenza è Sardo, e orgoglioso di essere tale. Nato il 31 Luglio 1971 ad Ozieri (in provincia di Sassari), paesino che nel 1867 può vantare di essere stato rappresentato da un deputato speciale per il Regno D'Italia: un certo Giuseppe Garibaldi, che qualche segno del suo passaggio in questo mondo lo ha lasciato. Giovanni faceva il muratore e nel 2003 in seguito ad uno sciagurato incidente sul lavoro, a 32 anni, riporta una grave lesione midollare che lo rende paraplegico. Gli anni che seguono sono anni difficili, dove Ack, così lo chiamano i suoi amici, deve ritrovare se stesso, comprendere che la sua vita non è finita con quell'incidente e porsi dei nuovi obbiettivi perché un uomo senza un obbiettivo è come una zattera abbandonata in mezzo al mare. Tanta forza gli viene data dalla sua famiglia, dalla moglie e dalle due figlie. Poi, grazie ad un ortopedico, arriva l'incontro con l'handbike che da quel momento non lo lascia più. Dal 2007 inizia a correre in handbike nel paraciclismo facendo di una passione, uno sport e un obbiettivo. Così arrivano le prime soddisfazioni: Campione Italiano di handbike 2009, 2010, 2012, 2014, 2015 nella categoria H4. La prima rivincita di Ack.
Nel 2009 arriva anche la convocazione nella nazionale italiana di paraciclismo che lo porta al Mondiale di paraciclismo dove si classifica ottavo.
Poi arriva una delusione amara da digerire e che lo spinge a pensare di ritirarsi dall'attività sportiva. Non viene convocato dalla nazionale italiana di paraciclismo per le Paralimpiadi di Londra 2012. La sua frustrazione è grande e quella marea nera che ognuno ha dentro di sé gli dice di smettere, di fermarsi, di lasciar perdere tutto. Ma la forza di Ack ancora una volta ha il sopravvento. Decide di cambiare radicalmente, di porsi un nuovo, più ambizioso, obiettivo: diventare un atleta di Paratriathlon. E quindi aggiunge all'handbike anche il nuoto e la corsa con la wheelchair, cioè la carrozzina olimpica. Le gare di paratriathlon prevedono 750m di nuoto, 20km di handbike e 5km di corsa. Giovanni deve cambiare radicalmente i suoi allenamenti: in questo frangente viene a contatto con OTB e con il coach Federico Sannelli. Perché per il triathlon ci vuole un lavoro molto mirato e preciso: oltre ad allenare tre differenti discipline bisogna fare un lavoro di sintesi per integrarle fra loro. Giovanni capisce che Federico è l'allenatore giusto per trasmettergli una mentalità vincente.
Del cambiamento di mentalità di Ack, innescato dall'incontro con OTB, il suo allenatore mi ha raccontato un episodio significativo. Trovatisi in Canada, per una tappa di Coppa del Mondo di Paratriathlon, l'attenzione per ogni dettaglio era diventata talmente maniacale che Giovanni doveva stare attento anche all'alimentazione; essendosi stancato di mangiare pasta in bianco, si inventò la "Carbonara con la bresaola". Ricetta da lui creata per poter mangiare qualcosa di diverso ma pur sempre coerente con la vita da atleta. In quella tappa della coppa del mondo peraltro si classificò primo.
La seconda rivincita di Ack passa proprio per il Paratriathlon poiché viene convocato dalla Nazionale Italiana e dove ottiene grandi risultati nella World Cup, come i secondi posti nelle tappe di Iseo, Besancon (FRA) e Sunshine Coast (AUS) e il primo posto nella tappa di East London in South Africa.
La voglia di rivincita e la volontà di ottenere grandi risultati lo portano lontano dalla sua Sardegna; infatti si sposta con la famiglia a Riccione per essere in una posizione più agevole per le gare e gli allenamenti. I sacrifici, gli allenamenti e i risultati nelle gare producono i loro frutti e arriva la qualificazione alle Paralimpiadi di Rio 2016, dove per la prima volta nella storia il paratriathlon diviene disciplina olimpica.
Il 10 Settembre, nella gara olimpica, Giovanni Achenza da tutto il meglio di sé. Nella frazione di nuoto termina quinto, ma poi c'è l'handbike che è la sua specialità e così recupera fino ad arrivare appaiato al secondo posto con l'olandese Schipper e conclude infine la gara con la frazione di wheelchair al terzo posto. Bronzo Olimpico. Il più straordinario traguardo sportivo della sua vita. Proprio nella gara più importante Ack tira fuori il meglio di sé e ottiene questo grande successo che lo consegna nella storia dello sport olimpico italiano.
La grande rivincita di Ack è completa: la sua vita non è finita con quell'incidente del 2003, non è finita con la mancata convocazione per Londra 2012. Il guerriero che viene dalla Sardegna ha dimostrato che la grandezza di un uomo è dentro di sé e come recita una celebre poesia di William Ernest Henley:
"non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi sia la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima."
R.M.
Le storie degli atleti paralimpici hanno un filo comune, sono storie di persone che hanno trovato dentro di sé tutta la forza che possediamo in quanto esseri viventi perché "chi non ha affrontato le avversità non conosce la propria forza". La storia di Giovanni Achenza non fa eccezione. Una storia di forza, sacrificio, dolore ma soprattutto una storia di rivincita. Giovanni Achenza è Sardo, e orgoglioso di essere tale. Nato il 31 Luglio 1971 ad Ozieri (in provincia di Sassari), paesino che nel 1867 può vantare di essere stato rappresentato da un deputato speciale per il Regno D'Italia: un certo Giuseppe Garibaldi, che qualche segno del suo passaggio in questo mondo lo ha lasciato. Giovanni faceva il muratore e nel 2003 in seguito ad uno sciagurato incidente sul lavoro, a 32 anni, riporta una grave lesione midollare che lo rende paraplegico. Gli anni che seguono sono anni difficili, dove Ack, così lo chiamano i suoi amici, deve ritrovare se stesso, comprendere che la sua vita non è finita con quell'incidente e porsi dei nuovi obbiettivi perché un uomo senza un obbiettivo è come una zattera abbandonata in mezzo al mare. Tanta forza gli viene data dalla sua famiglia, dalla moglie e dalle due figlie. Poi, grazie ad un ortopedico, arriva l'incontro con l'handbike che da quel momento non lo lascia più. Dal 2007 inizia a correre in handbike nel paraciclismo facendo di una passione, uno sport e un obbiettivo. Così arrivano le prime soddisfazioni: Campione Italiano di handbike 2009, 2010, 2012, 2014, 2015 nella categoria H4. La prima rivincita di Ack.
Nel 2009 arriva anche la convocazione nella nazionale italiana di paraciclismo che lo porta al Mondiale di paraciclismo dove si classifica ottavo.
Poi arriva una delusione amara da digerire e che lo spinge a pensare di ritirarsi dall'attività sportiva. Non viene convocato dalla nazionale italiana di paraciclismo per le Paralimpiadi di Londra 2012. La sua frustrazione è grande e quella marea nera che ognuno ha dentro di sé gli dice di smettere, di fermarsi, di lasciar perdere tutto. Ma la forza di Ack ancora una volta ha il sopravvento. Decide di cambiare radicalmente, di porsi un nuovo, più ambizioso, obiettivo: diventare un atleta di Paratriathlon. E quindi aggiunge all'handbike anche il nuoto e la corsa con la wheelchair, cioè la carrozzina olimpica. Le gare di paratriathlon prevedono 750m di nuoto, 20km di handbike e 5km di corsa. Giovanni deve cambiare radicalmente i suoi allenamenti: in questo frangente viene a contatto con OTB e con il coach Federico Sannelli. Perché per il triathlon ci vuole un lavoro molto mirato e preciso: oltre ad allenare tre differenti discipline bisogna fare un lavoro di sintesi per integrarle fra loro. Giovanni capisce che Federico è l'allenatore giusto per trasmettergli una mentalità vincente.
Del cambiamento di mentalità di Ack, innescato dall'incontro con OTB, il suo allenatore mi ha raccontato un episodio significativo. Trovatisi in Canada, per una tappa di Coppa del Mondo di Paratriathlon, l'attenzione per ogni dettaglio era diventata talmente maniacale che Giovanni doveva stare attento anche all'alimentazione; essendosi stancato di mangiare pasta in bianco, si inventò la "Carbonara con la bresaola". Ricetta da lui creata per poter mangiare qualcosa di diverso ma pur sempre coerente con la vita da atleta. In quella tappa della coppa del mondo peraltro si classificò primo.
La seconda rivincita di Ack passa proprio per il Paratriathlon poiché viene convocato dalla Nazionale Italiana e dove ottiene grandi risultati nella World Cup, come i secondi posti nelle tappe di Iseo, Besancon (FRA) e Sunshine Coast (AUS) e il primo posto nella tappa di East London in South Africa.
La voglia di rivincita e la volontà di ottenere grandi risultati lo portano lontano dalla sua Sardegna; infatti si sposta con la famiglia a Riccione per essere in una posizione più agevole per le gare e gli allenamenti. I sacrifici, gli allenamenti e i risultati nelle gare producono i loro frutti e arriva la qualificazione alle Paralimpiadi di Rio 2016, dove per la prima volta nella storia il paratriathlon diviene disciplina olimpica.
Il 10 Settembre, nella gara olimpica, Giovanni Achenza da tutto il meglio di sé. Nella frazione di nuoto termina quinto, ma poi c'è l'handbike che è la sua specialità e così recupera fino ad arrivare appaiato al secondo posto con l'olandese Schipper e conclude infine la gara con la frazione di wheelchair al terzo posto. Bronzo Olimpico. Il più straordinario traguardo sportivo della sua vita. Proprio nella gara più importante Ack tira fuori il meglio di sé e ottiene questo grande successo che lo consegna nella storia dello sport olimpico italiano.
La grande rivincita di Ack è completa: la sua vita non è finita con quell'incidente del 2003, non è finita con la mancata convocazione per Londra 2012. Il guerriero che viene dalla Sardegna ha dimostrato che la grandezza di un uomo è dentro di sé e come recita una celebre poesia di William Ernest Henley:
"non importa quanto stretto sia il passaggio,
quanto piena di castighi sia la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima."
R.M.
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| La medaglia più importante della sua vita. Rio 2016 |
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| Ack durante la gara di Rio 2016 |
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| Achenza e il suo allenatore Federico Sannelli |
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